LETTERA APERTA
AL COMITATO CENTRALE

Mi sono trovato a partecipare al corso di aggiornamento per catechisti della mia diocesi di Brescia; il tema trattato è stato catechesi e formazione morale. In particolare di questa si è voluto scegliere il tema sociale; meglio la dottrina sociale della Chiesa. Sentendo le relazioni proposte mi è stato facile e doveroso pensare al riverbero scout di tale problematica; voglio però esprimere ad alta voce le seguenti osservazioni: ritengo infatti che con pochi accorgimenti la proposta scout potrebbe trovare giovamento, non solo nella catechesi, ma in tutto lo scouting. Infatti si potrebbe avviare veramente una conoscenza nei Capi e poi una formazione nei ragazzi sui temi della dottrina sociale cristiana.
Se, in sintesi, i principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa, le colonne portanti della sua visione della persona e della società possono riassumersi in:

1. principio personalista
2. principio di solidarietà
3. principio di sussidiarietà
4. principio del bene comune
5. principio di partecipazione
6. destinazione universale dei beni della terra e funzione sociale della proprietà privata
7. scelta preferenziale dei poveri

è evidente che queste tematiche sono nella vita all'aperto ampiamente sviluppate. Basterebbe volerle evidenziare e rendere più esplicite nella coscienza dei Capi e forse anche nel linguaggio della progressione personale.
Se poi alla dottrina sociale della Chiesa che vuole trovare (deve trovare) il suo posto nella catechesi italiana, le si possono attribuire i seguenti ruoli:

1. Ermeneutico1 della società, cioè costituire un aiuto concreto per una diagnosi essenziale del mondo e dell'uomo contemporaneo. Infatti ciascuno si accorge, guardando attorno a sé, quanto mutevole sia la società in cui vive; quanto lo sono i pensieri, le convinzioni e le opinioni secondo le quali ciascuno regola propria vita. Ebbene nella dottrina sociale si ritrova un aiuto per un'elaborazione personalista, un momento di discernimento per la società civile, un invito all'azione politica, nel senso di fare le cose insieme. Pur non di fronte a definizioni immutabili, si è però di fronte a sapienza concreta e dinamica.

2. Di riferimento per la persona, cioè se la politica ha come scopo la ricerca del bene comune, è necessario che la persona abbia dei riferimenti per riconoscerlo, per costruirlo, rafforzarlo nel corso del tempo. Non è questo possibile con la dottrina sociale, che la Chiesa elabora col suo più alto magistero?

3. Etico culturale per la coscienza, cioè all'interno delle tante prospettive culturali del nostro tempo è possibile trovare, come proponeva Paolo VI, un'etica del compimento umano integrale? E' possibile presentarsi con una prospettiva culturale evangelizzata? Non è questo uno dei sensi della nuova evangelizzazione o del progetto culturale proposto dalla conferenza episcopale italiana? La dottrina sociale, quando è compresa, aiuta a promuovere le norme.
Se quei principi sopra citati in molta attività scout trovano molto terreno fertile; per quei tre ruoli sopra proposti basterebbe attivarsi un poco! Per esemplificare su uno solo: quello del bene comune. Che si tratti di Sestiglia, di Squadriglia o del Noviziato o del Clan, le nostre modalità (che vanno dal consiglio della legge, alla cogestione del Reparto, ai punti della strada), non sono proprio forse capaci di possedere quel ruolo ermeneutico che la dottrina vorrebbe le fosse riconosciuto? Non sono nella nostra cultura educativa?
Continuando, anche la sussidiarietà (e via di seguito) non è uno dei sottintesi della nostra progressione personale?

Interrogativi

1. Solo con la catechesi? No, ma anche!
Nella Chiesa italiana dopo l'ultima celebrazione delle settimane sociali e dopo il convegno ecclesiale di Palermo sembra di intendere che si vogliono attivare percorsi ad hoc al fine di non far mancare una formazione cristiana completa; uno sforzo cui noi auguriamo successo. Ma per noi Scouts, per tutto quanto sopra è stato detto, esiste una via non solo catechistica.
Dobbiamo attivare e vedere i contatti del nostro metodo e delle nostre attività con questa risorsa che la Chiesa offre. Attenzione però: noi non possiamo affidare tutto al Metodo, stricte dictu; sarebbe laicismo! Tuttavia noi potremmo molto.
Mi auguro che tutto questo sia il primo contenuto che l'associazione cattolica degli Scouts dà all'inizio del terzo millennio alla catechesi nostra, come a quella italiana.

2. Che cosa dobbiamo dunque fare?
Penso che sia importante per ognuno di noi riscoprire il senso della dottrina sociale, l'aggancio di questa con la nuova evangelizzazione e concludere con una piccola revisione non tanto del Metodo, ma della programmazione e/o della finalità educativa.
Su questo, se è già abbastanza sufficiente tutto quanto si svolge per i Lupetti, penso che in Reparto si debba orientare qualche esplicitazione più mirata verso la catechesi, per poi arrivare al Clan e porre, su queste implicazioni, le impostazioni del nostro discorrere sulla scelta politica, problema assai discusso e forse enigmatico proprio all'inizio di questo terzo millennio.
Riscoprire la dottrina sociale della Chiesa, per noi Scouts, non è solo un'azione morale per diventare migliori, ma é soprattutto una dimensione culturale, una risposta alla responsabilità educativa. È ridurre lo "scautese", e dire in un linguaggio non ancora di tutti, ma sicuramente ecclesiale, cose molto importanti per il nostro tempo.

3. Non è sempre stato fatto quello che si chiede?
Si lo Scautismo, da quando è stato fondato, è sempre stato vissuto e praticato cercando una sempre più profonda fedeltà al Metodo; è quel "patrimonio genetico" che abbiamo e che è racchiuso nei quattro punti di B.-P. Ma dobbiamo anche riconoscere che una riflessione va fatta in quanto anche questi punti storici dell'educazione scout vengano interpretati all'interno della conoscenza della dottrina sociale: non siamo mai stati i precursori o gli alleati della dottrina sociale della Chiesa, anche se mai siamo stati oppositori. Tuttavia, possiamo dire che già molto ci appartiene e per contribuire al ruolo ermeneutico ed etico-culturale all'interno della società, noi non siamo al punto di partenza: c'è molto nel nostro zaino da riscoprire perché tutto diventi un metodo efficace per la catechesi e per l'educazione.
Il filone sociale già esiste, abbisogna di una interfaccia maggiore col il Vangelo e col Magistero della chiesa.
Don Fausto Gnutti
assistente della Zona Brescia

1 "ermeneutica"
Etimologia: Dal gr. hermìneutiké (téchnì)
Definizione: s. f. teoria e tecnica dell'interpretazione dei testi • in partic., tecnica di interpretare testi e documenti antichi, spec. quelli cui è attribuita autorità religiosa; esegesi: l'ermeneutica di san Girolamo intorno alle Sacre Scritture • nella filosofia contemporanea (soprattutto tedesca e francese), comprensione della realtà storica e culturale fondata, essenzialmente, sull'interpretazione dei molteplici significati impliciti nei testi scritti o nel linguaggio stesso; è detta anche teoria dell'interpretazione • ermeneutica giudiziaria, attività interpretativa delle leggi svolta dai giudici